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''Le insolvenze sui mutui sono destinate a crescere ancora'', lo ha scritto
Ben Bernanke, presidente della FED (Federal Reserve), nel testo consegnato per l'audizione alla Commissione servizi finanziari della Camera Usa.
''Nei primi due trimestri di quest'anno siamo a 320 mila insolvenze (oltre la metà
legati a mutui subprime) rispetto alla media di 250 mila dei precedenti sei
anni''. Il presidente della FED ha spiegato come le attuali turbolenze finanziarie
abbiano reso più incerto il quadro macro-economico e le prospettive di
crescita. Il recente taglio dei tassi di interesse va inteso, pertanto, come un modo
per contrastare certi effetti negativi della crisi.
La maggiore rischiosità dei finanziamenti ad alto rischio, erogati in modo massiccio tra
fine 2005 e nel 2006, ha creato grossi problemi. C’è un trend
preoccupante di default che "matura dopo appena uno o due pagamenti in
ritardo delle rate". In ogni caso Bernanke ha ribadito che "le conseguenze della crisi
dei mutui, in termini di perdite sui mercati finanziari mondiali, hanno
superato anche le nostre previsioni più pessimistiche".
Il rischio da scongiurare è quello di veder aumentare l'avversione al
rischio dei risparmiatori, specie nei confronti dei veicoli d'investimento
più complessi e meno trasparenti. Se da un lato le
perdite subprime fanno salire "i dubbi sulla crescita" dell'economia Usa,
dall'altro la FED è pronta a prevenire "nuovi problemi" che potrebbero
essere generati dal comparto dei mutui, attualmente "in una fase di rapida
correzione”.
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